Qualche giorno fa, in vista di questa gara, sono andata a rileggere l’articolo che avevo scritto un anno fa e mi sono emozionata.
Sono arrivata a Castelbolognese davvero col desiderio di ri-correre questa 50 km che si snoda in un contesto paesaggistico molto bello ma che è anche molto dura, e non solo perché è lunga 50 km.
Per cominciare la sveglia suona alle 4, il viaggio è abbastanza lungo, l’appuntamento al Cristallo Palace alle 4,40 non offre sconti a nessuno. Ci troviamo in 9, alle 4,50 siamo in viaggio, inizialmente poche chiacchiere ed il tentativo di tutti di sonnecchiare ancora un pochino, escluso ovviamente l’autista. Bravo Fabio che ci ha portati a Castelbolognese perfettamente in orario. Lungo la strada il cielo da nero mostra strisce di rosso mentre schiarisce, preannuncio di una giornata di sole, sarebbe magnifico dopo tutta l’acqua degli ultimi giorni.
Ritiro pettorali, sosta al bar, mentre sono in coda per il bagno saluto Gianluca e Lucy, conosciuti alla Strasimeno, e scambio due battute su questa corsa con la donna prima di me, alla sua prima presenza qui ma desiderosa di prepararsi al meglio per il Passatore. Torniamo al pulmino e cominciamo a prepararci, l’aria è fresca e spogliarmi non mi invoglia molto ma mi tocca. Alla fine non si sta male neppure in calzoncini, per precauzione indosso una maglietta da buttare sopra la canotta RB. Ilaria ha portato la bicicletta, vorrebbe seguirci sul percorso per dare un po’ di sostegno e conforto ma scopriamo che una delle camere d’aria è forata, non solo sgonfia, quindi si sposterà col pulmino e si mette d’accordo con Vilma per “caricarla” circa 20 km più avanti. Vilma non correrà tutta la gara ma anzicché tornare indietro dopo una decina di km ripercorrendo al contrario la stessa strada, proseguirà con noi per una ventina di km.
So che sono presenti altri RB, al parcheggio saluto Antonio e alla partenza incontro giusto Santo Borella. Non siamo in tantissimi, si parla di circa 600 iscritti oltre ad un buon gruppo di non competitivi che si cimenteranno sulla distanza di 11 km, quindi vedere e incontrarsi tutti risulta arduo comunque. Fabio, Massimo, Bat si portano molto avanti, io resto un po’ più indietro, insieme a Luciano e poco dopo mi raggiungono Vilma e Marco. Di Fabietto ho perso traccia. Alle 8,30 il via ed i primi due km sono intorno al paese, ripassando dal via vedo e grido un saluto a Gregorio tra la folla… Corro per un km con Rosario dopo di chè lui va, molto più veloce di me.
Il sole splende alto in un cielo che non potrebbe essere più azzurro ma c’è molto, molto vento, per lo più contrario. Grazie a lui non si sente il caldo ma in certi punti è molto faticoso contrastarlo. La strada è in leggera pendenza non appena siamo fuori dal paese. Anche quest’anno dopo 5 km ritrovo il cartello “45 km al traguardo”, cosa che mi conforta e il primo ristoro nello stesso identico punto dell’anno scorso, dopo circa 7 km. Grazie al vento i bicchierini volano tutti per strada ed i gentilissimi volontari hanno il loro bel daffare.
Trovo compagnia per molti chilometri in un ragazzo originario di Riolo ma trasferitosi a Padova, abbiamo lo stesso passo e di tanto in tanto un commento e due parole, anche se per me è già confortante avere un passo sincronizzato al mio. Dopo le ultime gare corse sempre con e per qualcuno oggi sono sola, un forte stimolo da un lato ma penalizzante dall’altro.
Il secondo ristoro è stato allestito nel paese di Riolo da cui usciamo costeggiando la Rocca, bellissima, imboccando una strada ombreggiata in discesa. Dopo di chè comincia la strada provinciale che tra salitine e discesine ci porterà a Casola dove c’è il giro di boa. Dopo averla vista intorno al quinto km non vedo più Ilaria, probabilmente sta seguendo bene i primi, io effettivamente sono molto più lenta ed attardata rispetto a Bat e Fabietto, sebbene ovviamente non sappia a che ritmi stiano correndo. Io continuo col mio, al ristoro del 18mo perdo il mio compagno e proseguo da sola. Non c’è gruppo ma davanti e dietro vedo persone, una cosa che aiuta tantissimo. E chi mi supera ha sempre una battuta o una parola amichevole.
Quando mancano un paio di km al giro di boa cominciano nuovamente i torcioni di pancia, una costante dell’ultimo mese quando corro. Cerco un posto ove isolarmi un momento ma non c’è. Al ristoro in paese chiedo se ci sia un bagno ma purtroppo non c’è. Bisogna che gli organizzatori ci pensino il prossimo anno, è sufficiente piazzare qualche bagno chimico sul percorso.
Dopo aver passato il tappeto del rilevamento ed il ristoro dove bevo acqua e sali riprendo la strada insieme ad Alina, un tratto di discesa e poi i 5 km di salita fino a…non mi ricordo come si chiama. Quest’anno riesco a farla praticamente tutta correndo, mi fermo giusto un attimo al ristoro volante per prendere un gel ed un po’ di acqua e poi via un’altra volta. Allo scollinamento e nuovo ristoro mi rendo conto di essere in anticipo di 5 minuti rispetto all’anno prima e questa cosa mi rende molto contenta, eguagliare il tempo dell’anno scorso sarebbe un successo, ma se riuscissi a gestirmi e a migliorarmi……..
La discesa la corro un po’ col freno tirato, i colpi che do coi piedi sono un calvario per la pancia e ad un certo punto penso proprio di non farcela più. Al ristoro allestito al 35mo, in pratica a fine discesa, in prossimità di un altro paesino, ripeto la stessa domanda “c’è un bagno” e ricevo la stessa risposta “no, dovrebbe andare al bar”. Perderei troppo tempo, non importa, stringo i denti e riparto alla ricerca di un anfratto che dovrebbe presentarsi all’uscita del paese. Mi ricordo che l’anno scorso avevo patito molto il tratto di strada da qui in avanti, quest’anno va meglio, anche i km tutti diritti in mezzo al niente. Non soffro il caldo dell’anno scorso anche se ormai è mezzogiorno passato e sono anzi stanca di sentire il vento che non ci lascia fino a quasi alla fine.
Su una delle innumerevoli leggere salite vedo davanti a me Rosario, siamo tra il 42mo e 43mo km, mi incita a non mollare anzi a darci dentro, se continuo così miglioro addirittura il tempo dell’anno scorso. Mi spiace lasciarlo ma non ce la fa proprio a continuare a correre quindi lo saluto e proseguo da sola. A questo punto sono tante le persone che rallentano o camminano, ne supero parecchie. Sulle salite più impegnative cammino pure io, ormai non ha senso tirarsi secchi, la fatica si sente, eccome, ma una salita fatta a passo svelto mi consente di stendere un po’ le gambe, prevenendo i crampi. Ad ogni ristoro bevo un po’, ho fatto di quei miscugli osceni e lo stomaco comincia a ribellarsi: coca, aranciata, acqua, thè, sali. La sete è tanta e niente ti disseta più. Lo so quindi da qui in avanti solo un sorso d’acqua per sciacquare e rinfrescare la bocca.
Con molto piacere vedo i cartelli gialli che indicano i km che mancano alla fine, sono sempre di meno ed io sono ancora in media per chiudere sotto le 5 h 5’, è diventato il mio obiettivo. Al 45mo km incontro il ragazzo che mi ha fatto compagnia all’inizio, lo invito ad agganciarsi, a non mollare proprio ora ma dice che non ce la fa proprio, ha una nausea pazzesca. Al 47mo supero Luciano e non mi par vero di arrivare prima di lui che mi incoraggia a proseguire così, che sono bravissima e leggera nella corsa.
Ormai sono in vista di Castelbolognese, stringo ancora i denti, manca poco più di un km, supero alcune persone in chiara difficoltà, vedo un primo arco arancione ma so che non è quello l’arrivo, meglio non illudersi ancora. Mi salutano Fabio e Massimo che si stanno recando in palestra per la doccia, mi urla Vilma che sono bravissima e praticamente arrivata. Proprio davanti all’arrivo ricevo il 5 da Ilaria ed i suoi complimenti ed eccomi con la medaglia al collo, ho finito: obiettivo raggiunto, mi sento davvero fiera di me.
Vado a prendere da bere e quando torno al traguardo è arrivato anche Luciano, stretta dal suo abbraccio scoppio a piangere, si, un momento così, nulla di grave, l’emozione, la felicità, non è che si pianga sempre solo per sofferenza o dolore. Ilaria mi chiede se sto bene, mi riprendo subito, ringrazio e volo tra le braccia di Vilma. Riprendo fiato sedendomi su un tavolo, chiacchiero un po’ con Vilma e quando sento di poter riprendere a camminare insieme a lei vado a consegnare il chip e fino al pulmino per recuperare la borsa.
Vilma mi indica la strada per la palestra, cinque ore di corsa e sono un po’ disorientata, nulla di grave. In palestra, nello spogliatoio delle donne, finalmente un bagno. Altre lacrime, recupero il cellulare, trovo un messaggio da un amico e le lacrime scendono più copiose di prima, scrivo agli amici più cari per dire che sono arrivata, che è andata tutto bene. E poi finalmente mi spoglio e avvio alla doccia: gelata. Come l’anno scorso. Lavo via, si fa per dire, il sudore e la stanchezza, tralascio i capelli, non riuscirei mai a lavare via lo shampoo con l’acqua così fredda…pazienza, mi sistemerò meglio a casa. Mi vesto ed esco, sulle scale trovo Fabio, che non sta bene e Massimo, saluto Bat che torna verso il pulmino per finire di cambiarsi lì. Nel frattempo qualcuno si è sentito male nello spogliatoio, c’è un po’ di agitazione, chiamano il 118 ma non è nessuno di noi. Saluto Fabio e Massimo e torno al pulmino dove trovo Vilma rintanata dentro, certo che il vento è micidiale, oggi. Mi siedo anch’io e chiacchieriamo un po’, intanto che arrivano anche gli altri.
Quando siamo tutti pronti carichiamo bagagli e bicicletta, Massimo si mette al posto di guida, Fabio si siede accanto a me. Nel giro di un’ora passa tutto. Breve sosta ad un autogrill e per il resto il viaggio è tranquillo, per fortuna non troviamo traffico, neppure quando imbocchiamo la A4 Venezia-Torino. Poco dopo le 18 siamo al Cristallo Palace, mi spiace che anche questa giornata volga al termine ma purtroppo è così. Saluti e abbracci a tutti, alla prossima, sperando che non sia troppo in là.
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