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L'ipovisione ( 6h di Azzano )

 
Sono passati alcuni giorni dalla 6h di Azzano e la nostra amica Simona Pievani ha voluto condividere con noi queste riflessioni:
 
Dopo la fortunata edizione zero della 6 ore di Azzano di quel fantastico 1° ottobre 2016, anche quest’anno con diffevent ed Azzano Giovani ci siamo rimessi in gioco. Non è stato facile, ma alla fine ci siamo riusciti: grazie soprattutto alla numerosa partecipazione di atleti individuali e squadre, ad eguagliare tale successo… Una festa più che una corsa con lo scopo di sensibilizzare gli atleti ed i visitatori al tema dell’ipovisione e  far conoscere il "Centro di ipovisione e riabilitazione visiva dell’ASST Papa Giovanni XXIII" che cerca di restituire a persone che rischiano di perdere la fiducia in se stessi, il coraggio e la forza di credere che nulla in realtà è impossibile; che molto dipende da quanto ferma sia la volontà di realizzare i propri sogni. 
Durante la manifestazione viene allestito il " bar al buio " all’interno del quale si è accompagnati da non vedenti e dove si sorseggiano bevande e caffè al buio… Si può capire come un caffè sorseggiato in mancanza del senso della vista cambi sapore.
L’ultimo tratto di corsa ( prima del cambio staffetta) viene percorso dall'atleta bendato ed accompagnato dal compagno di staffetta successivo: esperienza studiata per dimostrare che l’ipovisione non è una " non-condizione" , ma solo una " condizione diversa ".
La 6 ore di Azzano mi ha resa più sensibile al tema " ipovisione"; infatti, andando a correre, mi ritrovo spesso a domandarmi come farei se la vista non mi aiutasse a percepire le condizioni del percorso e dell’ambiente in cui mi muovo… La vista agevola il senso di se stessi nello spazio rendendo la prossimità un’esperienza indispensabile.
 
Voglio citare un tratto di un post scritto con Antonio Cuda " (...) Credevo che un ipo o un non vedente, patissero,  rispetto a me, di uno svantaggio. Nel linguaggio della gente comune questo fa presa e dà l’idea che l’ipovedente non possa cimentarsi in imprese al di sopra delle normali possibilità. Una cosa invece mi è chiara adesso: ad un ipo o non vedente è solo richiesto uno sforzo aggiuntivo per fare molte delle cose che chi è dotato dei cinque sensi svolge con relativa semplicità. Nulla è però davvero impossibile. Neanche per loro. La differenza si può cogliere forse tanto più ci si avvicini al limite: in quel caso sì, un "normodotato" sconta un vantaggio. Non così quando invece si stia lontano da quei limiti. Lo vedo su me stessa: con tutto il mio impegno, sarei mai capace di raggiungere i risultati sportivi di certi " campioni che si muovono nel buio " ? Qui il mio dubbio: e se – con l’idea preconcetta di godere di un vantaggio e potere avere facile ragione di un atleta ipovedente – fossi io la vera ipovedente?!?..."
 
 

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