07.05.2006 ColleMar-Athon - Fano (PU)
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| Il volantino della “ColleMar-athon, invitava ad "una corsa nella storia, nelle tradizioni culturali e gastronomiche della nostra terra”, per cui quale miglior motivo per raggiungere le Marche e gli amici che l’hanno organizzata? Venerdì io e Rossana arriviamo a Fano e mettiamo, subito in pratica i consigli del volantino. Vista l’ora tarda lasciamo perdere la corsa e la cultura e ci dedichiamo alla gastronomia. Ottima cena a base di pesce e per digerire un giretto culturale nel centro di Fano. Strade del centro con poche macchine, per cui si passeggia volentieri nella città che ha ancora in certi scorci un fascino medievale. Sabato è una giornata soleggiata. Lasciamo perdere ancora il primo invito, “la corsa”, e raccogliamo il secondo, “la cultura”, a cui verso le 14 abbineremo il terzo: “la gastronomia”. Trasferta ad Urbino, celebre per la sua Università che ha origine già nel 1400. Visita al Duomo a tre navate, semplice e molto luminoso. Sotto il Duomo ci sono delle grotte dove durante la seconda guerra mondiale fu nascosto gran parte del tesoro del Duomo di Venezia. Si passa al Palazzo Ducale, che presenta un architettura rinascimentale, Federico da Montefeltro volle un palazzo che pur presentando strutture solidissime, come i vecchi castelli legati ai principi militari di difesa, proponesse un’armoniosa snellezza nelle strutture esterne e una razionale funzionalità nelle parte interna. Insomma un palazzo che fosse aperto non solo alla circolazione degli uomini, ma anche delle idee. |
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Il tempo trascorre veloce, visitando la Galleria Nazionale delle Marche ospitata nel Palazzo Ducale. Quello di cui sentiamo la mancanza è la possibilità di apprendere a pieno i segreti e la storia del Palazzo, di quel dipinto … cosa che quando siamo all’estero ci capita di rado. Come? Ebbene all’estero noleggiano delle guide “elettroniche”, basta premere un numero e si ha la storia di quel dipinto, di quel personaggio, insomma aiutano il turista nella vista e … rinpinguano le casse dei musei. Alla fine tutti sono soddisfatti. E’ ora di seguire il consiglio “gastronomico”. Vuoi vedere che se non vengono seguiti tutti i consigli indicati nel volantino non mi consegnano il pettorale? Allora, forza. Seguendo l’indicazione “a 100 metri ristorante Al Cantuccio” inizio a preoccuparmi: se gli organizzatori della maratona hanno usato lo stesso metro, altro che 42 chilometri, diventerò anch’io, seppure controvoglia, un ultramaratoneta! Alla fine raggiungiamo il ristorante ed alle mie, scherzose (beh, mica tanto) lamentele il giovane e simpatico gestore mi dice che l’ha fatto apposta: “più camminano e più mangiano!”. Pranzo a base di crostini, pasta locale e … petto di pollo ai ferri: domani c’è la maratona! Nel pomeriggio le solite formalità: ritiro dei pettorali e saluti di rito. Non manca nessuno. Beppe distribuisce i suoi “santini”, Sabrina “Baghera” i suoi sorrisi (meglio i secondi!) Con Emanuele ed Aligi ci si mette d’accordo per la probabile trasferta a Plitivche e ci si impegna, quando taglieremo i capelli, a donarli ad Aligi perché si faccia una bella parrucca. |
| Nel frattempo ci ha raggiunti Gianfranco, un mio amico di Roma al quale ho promesso di correre la prima metà della maratona assieme. Per la cena decidiamo (o meglio decido ed … obbligo Rossana) di stare nell’ambiente e di approfittare del pasto offerto dall’organizzazione. Qui si ha secondo me l’unico punto di caduta dell’organizzazione, certo forse non per colpa loro. La fila … o meglio la parvenza di fila non esiste, si ha “l’assalto” allo stand, con le inevitabili discussioni “C’ero prima io”, “Quello prende 10 vassoi” etc. etc. (come si rimpiange il servizio di Gianfranco a Calderara!). Alla fine si cena. Domenica. Mi tocca, ormai non posso più accampare scuse; devo seguire il primo invito: la corsa, in definitiva sono venuto fin qui per questo! |
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Luogo di partenza bus navetta perfetto: moltissime segnalazioni, ampio parcheggio, bus allineati in ordine, nessuna calca. Si sale ordinatamente ed appena pieno si parte. Il viaggio dura circa mezz’ora e si percorre, contrariamente all’altra volta che avevamo preso la superstrada, il tragitto della maratona in senso inverso, molti guardano preoccupati le discese che saranno salite durante la gara e sperano, per il motivo opposto, che le salite che stiamo affrontando comodamente seduti siano le più lunghe possibili. Alla partenza l’organizzazione ha predisposto un ristoro, molto spartano, ma molto gradito a tutti, infatti non ci si deve preoccupare di cercare un bar per un caffè od un the caldo. Foto di rito, fatte dall’ottimo Mario (Mariolino per i lettori di podisti.net) ed in assenza di Beppe il centro del gruppo femminile mi spetta di diritto … per la lunghezza dei capelli; per questo motivo Gianfranco è lontano qualche … metro, mentre Aligi qualche … chilometro. Partiti. Partenza prudente; con Gianfranco abbiamo deciso di passare alla mezza in 1h58’, ma falliremo miseramente (2h 05’ il passaggio), per cui chiaccheriamo e ci gustiamo lo stupendo paesaggio: colline verdi, borghi medioevali e castelli. Il pubblico sulle strade non è molto, ma è molto caloroso, incita tutti. In un paese è una banda a dettare il ritmo, in un altro un gruppo in costume; la musica, ad alto volume, di un gruppo musicale ci richiama, poi ci accoglie ed infine ci accompagna per molte centinaia di metri. Le salite e le discese si susseguono, si passa alla mezza “fuori orario”, non importa, continuo ancora per qualche chilometro in compagnia di Gianfranco, poi ho carta bianca, lo lascio ed aumento il ritmo. Spero di terminare sotto le 4h, ma anche questo obiettivo viene macato. |
| Nel tratto finale, il riacutizzarsi del problema al polpaccio sinistro, non un dolore vero e proprio, ma un “fastidio” mi consiglia prudenza, anche se la strada in discesa inviterebbe al contrario. Nonostante stia correndo al “risparmio”, supero numerosi concorrenti, forse più acciaccati di me, oppure più” furbi” nel risparmiare energie. Ecco, vedo Rossana con la macchina fotografica. E finita! |
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Foto di Mario Liccardi da podisti.net |
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